Informazioni di mercato WTI sotto pressione, i rischi in Medio Oriente tornano al centro dell’attenzione
I futures sul greggio WTI sono stati inizialmente sotto pressione questa settimana, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva segnalato progressi nei possibili negoziati con l’Iran. Tuttavia, nuovi attacchi statunitensi hanno nuovamente aumentato le preoccupazioni sui mercati.
Il WTI è sceso dalla fine della scorsa settimana, mentre il Brent, pur avendo registrato recentemente un rialzo, si attestava comunque a livelli inferiori rispetto a pochi giorni prima. Anche il differenziale di prezzo tra Brent e WTI si è ridotto. Nel fine settimana, Trump aveva dichiarato che un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz era in fase molto avanzata, sottolineando però allo stesso tempo che non si puntava a una conclusione affrettata. La situazione resta comunque tesa: secondo i media statunitensi, le forze armate americane hanno condotto nuovamente in Iran i cosiddetti attacchi di autodifesa contro postazioni missilistiche e imbarcazioni che avrebbero voluto posare mine. Una conferma ufficiale da parte dell’Iran non è ancora arrivata.
Un primo segnale di possibile allentamento delle tensioni nel traffico marittimo è arrivato dalla VLCC “Nissos Keros”, che come prima superpetroliera con greggio proveniente dagli Emirati Arabi Uniti dall’inizio della guerra ha lasciato lo Stretto di Hormuz dirigendosi verso l’India. Altrove, i paesi asiatici hanno già reagito ai prezzi più elevati del petrolio: in India le raffinerie hanno ridotto la produzione, mentre il Giappone ha fatto riferimento a riserve strategiche sufficienti. Anche i mercati dei prodotti raffinati hanno registrato un calo: sia la benzina sia il diesel hanno chiuso in ribasso.
Un primo segnale di possibile allentamento delle tensioni nel traffico marittimo è arrivato dalla VLCC “Nissos Keros”, che come prima superpetroliera con greggio proveniente dagli Emirati Arabi Uniti dall’inizio della guerra ha lasciato lo Stretto di Hormuz dirigendosi verso l’India. Altrove, i paesi asiatici hanno già reagito ai prezzi più elevati del petrolio: in India le raffinerie hanno ridotto la produzione, mentre il Giappone ha fatto riferimento a riserve strategiche sufficienti. Anche i mercati dei prodotti raffinati hanno registrato un calo: sia la benzina sia il diesel hanno chiuso in ribasso.